Cesare Ceraso

Chief Operating Officer
ISA SpA


“Negli ultimi decenni abbiamo assistito al dilagare di un feroce individualismo e di una cultura che ha estremizzato la competizione. Ho avuto la fortuna di lavorare in aziende dove l’applicazione della cultura Lean era autenticamente interpretata e questo ha rappresentato un argine all’assioma che essere i migliori, anche a discapito degli altri, è una giusta causa. Ma dopo la crisi del 2008 è diventato un po’ ovunque più difficile mantenere lo spirito alla base della metodologia nata in Toyota e la Lean è diventata una rivoluzione tradita, lasciando spazio ad una cultura aziendale, basata esclusivamente sul risultato ad ogni costo, creando nel mondo del lavoro una progressiva e inarrestabile insoddisfazione. A poco a poco il lavoro ritornava ad essere prevalentemente una risposta ai bisogni primari e contemporaneamente la soddisfazione dei bisogni più evoluti come l’appartenenza, la stima da parte degli altri e la realizzazione di una vita che avesse uno scopo più alto, veniva ricercata nel contesto sociale extra lavorativo. Ma adesso la prima pandemia globale, ha sensibilmente ridotto o del tutto annullato la socialità. E allora, come l’assenza della compensazione emotiva fuori dai luoghi di lavoro impatterà sulla già precaria motivazione delle persone? L’unica soluzione possibile sarà promuovere un modello di leadership che sia immune al dio “Io” e che si ponga l’obiettivo del benessere dell’organizzazione, perché ciò che farà bene alle persone farà ancora meglio al business di domani. Credo per esperienza diretta che l’approccio Lean Lifestyle potrà essere un potente vaccino per realizzare questa immunità”.
 

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